Mi capita spesso di ricevere il messaggio di qualcuno che ha in mano due preventivi per lo stesso sito e non riesce a decidere. Uno chiede 900 €, l’altro 4.200 €. La domanda che mi arriva è sempre la stessa: uno dei due mi sta prendendo in giro?
Quasi mai. Nella maggior parte dei casi stanno semplicemente proponendo due cose diverse, e il preventivo non lo dice in modo chiaro.
Un preventivo sito WordPress leggibile risponde a cinque domande prima ancora di arrivare alla cifra finale: cosa viene costruito, cosa resta di tua proprietà, cosa paghi una volta sola e cosa ogni anno, in quanto tempo, e cosa succede quando chiedi una modifica. Se anche una sola di queste risposte manca, il prezzo che leggi in fondo non è confrontabile con nessun altro.
In questa guida vediamo le voci che devono comparire sempre, quelle che i preventivi più economici omettono senza dirlo, e un metodo concreto per mettere due offerte diverse sulla stessa scala.
Se invece stai ancora cercando di capire l’ordine di grandezza della spesa, parti dalla guida su quanto costa creare un sito WordPress e poi torna qui.
Le voci che un preventivo sito WordPress deve sempre contenere
Non esiste un formato standard, ma esiste un contenuto minimo. Se una di queste voci non c’è, non è un dettaglio dimenticato: è una zona grigia che diventerà una discussione a lavoro iniziato.
| Voce | Cosa deve specificare |
| Perimetro del progetto | Numero di pagine e quali, esplicitate una per una |
| Design | Tema commerciale, tema personalizzato o design costruito da zero |
| Contenuti | Chi scrive i testi, chi fornisce le immagini, chi paga eventuali licenze foto |
| Funzionalità | Ogni integrazione elencata: form, prenotazioni, pagamenti, area riservata |
| SEO | Cosa è compreso davvero: struttura tecnica, meta tag, contenuti ottimizzati |
| Proprietà e accessi | Cosa passa a te alla consegna e in che forma |
| Costi ricorrenti | Hosting, dominio, licenze plugin, manutenzione, con importo e cadenza |
| Tempi | Data di consegna stimata e cosa la fa slittare |
| Revisioni | Quante tornate di modifiche sono comprese prima dei costi extra |
| Pagamenti | Percentuali e milestone di fatturazione |
Dieci righe. Un preventivo che le copre tutte occupa due o tre pagine, e va bene così: quelle pagine sono il contratto che ti protegge.
Il test rapido è questo: conta quante di queste dieci voci trovi nel preventivo che hai in mano. Sotto le sette, non hai un preventivo, hai un prezzo.
Cosa omettono i preventivi troppo bassi
Un preventivo da 700 o 900 € per un sito aziendale non è quasi mai una truffa. È un preventivo onesto su un perimetro molto più stretto di quello che il cliente immagina. Il problema è che il perimetro stretto non viene mai scritto.
Ecco cosa manca quasi sempre.
I contenuti. La voce “sviluppo sito 5 pagine” presuppone che i testi li fornisca tu, pronti, in formato definitivo. Chi non lo sa arriva alla consegna con il sito in piedi e le pagine vuote, e a quel punto o scrive di corsa qualcosa o compra il copy fuori preventivo. Il testo di una pagina scritto bene e ottimizzato vale tra i 50 e i 200 €, quindi su cinque pagine parliamo di una voce che può valere più del sito stesso in quel preventivo.
La configurazione dell’hosting. Molti preventivi bassi danno per scontato che l’hosting lo compri e lo configuri tu. Il sito viene sviluppato altrove e consegnato come archivio da caricare. Se non sai farlo, quel passaggio diventa un intervento extra.
Le licenze dei plugin. Elementor Pro costa 49 € all’anno, e non è l’unico. Un sito con prenotazioni, form avanzati e ottimizzazione può portarsi dietro tra i 150 e i 400 € annui di licenze. Se il preventivo non le nomina, o le stai pagando senza saperlo dentro un totale opaco, o le pagherai tu al primo rinnovo.
La formazione. Saper aggiornare i contenuti in autonomia è la differenza tra un sito che vive e uno che resta congelato all’anno di lancio. Mezz’ora di passaggio di consegne registrato dovrebbe essere in ogni preventivo.
Il collaudo. Test su browser e dispositivi diversi, controllo dei form in ricezione reale, verifica delle performance. È lavoro che si vede solo quando non è stato fatto.
Nessuna di queste omissioni rende il preventivo disonesto. Le rende però impossibile da confrontare con uno che le include tutte, ed è esattamente il motivo per cui il cliente si trova davanti a 900 € e 4.200 € e non capisce.
La voce che quasi nessuno controlla: proprietà e accessi
È il punto su cui vedo il maggior numero di persone rimanere incastrate, e curiosamente è quasi sempre l’ultima cosa che si guarda.
Alla consegna di un sito dovresti ricevere, intestati a te:
- Il dominio, registrato a tuo nome o a nome della tua azienda, non del fornitore.
- L’accesso all’hosting, con credenziali amministrative complete.
- L’accesso da amministratore a WordPress.
- I file e il database, o quantomeno la possibilità di esportarli quando vuoi.
- Gli account degli strumenti collegati: Analytics, Search Console, eventuali profili pubblicitari.
Su WordPress la questione del codice è meno ambigua di quanto sembri: il core è rilasciato sotto licenza GPL, e questo si estende a temi e plugin che ne derivano. Il punto pratico però non è la licenza, è l’accesso materiale. Un sito di cui non hai le chiavi è un sito che non controlli, indipendentemente da chi ne detenga formalmente i diritti.
Chiedi che questo elenco sia scritto nel preventivo, con la formula “alla consegna il cliente riceve”. Chi lavora in modo trasparente non ha nulla da obiettare. Chi esita, ti ha appena risposto.
Attenzione anche alla formula del canone unico mensile che comprende tutto, sviluppo incluso. Non è di per sé sbagliata e in alcuni contesti ha senso, ma va letta bene: spesso significa che il sito non è tuo finché paghi, e che smettendo di pagare resti senza. Se te la propongono, chiedi esplicitamente cosa succede al sito il giorno in cui interrompi il rapporto.
Come confrontare due preventivi con numeri diversi
Il confronto diretto tra totali non funziona quasi mai, perché i due totali coprono perimetri diversi. Serve riportarli sulla stessa scala. Il metodo che uso quando qualcuno mi chiede una lettura è questo.
Costruisci la colonna delle voci. Prendi la tabella delle dieci voci qui sopra e mettila in verticale su un foglio.
Riempi entrambe le colonne. Per ogni voce segna cosa dice il preventivo A e cosa dice il preventivo B. Dove non c’è scritto niente, scrivi “non specificato”. Non dedurre, non dare per scontato.
Quantifica i “non specificato”. Ogni casella vuota è una spesa futura o un lavoro che ricadrà su di te. Assegnale una cifra realistica: i contenuti a 50-200 € a pagina, le licenze a 150-400 € l’anno, la manutenzione da 50 € al mese in su.
Somma di nuovo. A questo punto i due totali sono confrontabili, e quasi sempre si sono avvicinati parecchio. Capita spesso che l’offerta apparentemente più economica risulti la più cara, perché il costo non è sparito, si è solo spostato più avanti nel tempo.
Guarda cosa resta. Se dopo la normalizzazione una delle due è ancora più bassa, la differenza sta nella qualità di quello che ricevi: design costruito su misura contro tema adattato, sviluppo custom contro assemblaggio di plugin. Quella differenza non si legge nel preventivo, si vede nel portfolio.
A quel punto la domanda non è più quale costa meno, ma quale dei due lavori vuoi.
I segnali su cui fermarsi
Alcuni li ho visti abbastanza volte da considerarli affidabili.
Il prezzo prima delle domande. Chi ti dà una cifra senza aver chiesto cosa fa la tua attività, chi sono i tuoi clienti e cosa deve fare il sito, sta quotando un prodotto a catalogo. Può andarti benissimo, purché tu sappia che è quello che stai comprando.
Nessun portfolio confrontabile. Non conta la quantità di lavori mostrati, conta che ce ne sia almeno uno paragonabile al tuo per complessità. Un sito vetrina da cinque pagine non dimostra la capacità di gestire un e-commerce.
Il pacchetto “sito + SEO + social” a cifra tonda. Tre mestieri diversi impacchettati in un unico prezzo indistinto sono quasi sempre tre mestieri fatti in superficie.
Nessuna menzione della manutenzione. Un sito richiede aggiornamenti, backup e monitoraggio. Un preventivo che non nomina cosa succede dopo il lancio sta implicitamente dicendo che dopo il lancio non c’è nessuno.
Cosa serve a te per ricevere un preventivo sensato
Vale anche il rovescio. Buona parte dei preventivi vaghi nasce da richieste vaghe, e chi chiede “quanto mi costa un sito?” via email riceve inevitabilmente una cifra generica.
Se prepari queste informazioni prima di scrivere, il preventivo che ricevi sarà molto più preciso e molto più difficile da gonfiare:
- Cosa fa la tua attività e a chi si rivolge.
- L’obiettivo del sito: ricevere richieste di contatto, vendere online, presentare il lavoro, ridurre le telefonate.
- Le pagine che immagini, anche solo in elenco approssimativo.
- Le funzionalità necessarie: form, prenotazioni, pagamenti, area clienti, multilingua.
- Tre siti che ti piacciono e una riga sul perché, che vale più di qualsiasi descrizione astratta.
- Chi fornisce i contenuti, testi e immagini.
- La finestra temporale, se c’è una data che conta.
- Il budget, o almeno l’ordine di grandezza.
Sul budget c’è una diffidenza comprensibile, il timore che dichiararlo lo faccia salire. In pratica succede il contrario: senza un ordine di grandezza il preventivo viene costruito sulle ipotesi di chi lo scrive, e quelle ipotesi possono essere lontanissime da quello che avevi in mente. Dichiararlo serve a capire subito se ha senso proseguire, e fa risparmiare tempo a entrambi.
Quando il preventivo più caro è quello giusto
Non sempre, e non per principio. Ma ci sono situazioni in cui la differenza si ripaga.
Quando il sito è il canale principale di acquisizione. Se i clienti ti trovano lì, il sito non è un costo di rappresentanza, è infrastruttura commerciale. Le regole di valutazione cambiano.
Quando il settore ha vincoli specifici. Uno studio legale ha limiti deontologici sulla comunicazione, una struttura ricettiva ha obblighi di esposizione e un motore di prenotazione da integrare, uno studio di commercialisti ha esigenze di trattamento dati. Chi conosce già il settore non ti fa scoprire i vincoli a lavoro finito. Su questo ho scritto guide dedicate, per esempio quella sul sito web per avvocati.
Quando il sito deve crescere. Un’architettura pensata per scalare costa di più all’inizio e molto meno alla terza espansione. È il ragionamento dietro l’uso dei Custom Post Type al posto di pagine costruite a mano.
Quando stai già rifacendo un sito. Se sei alla seconda o terza versione in pochi anni, il preventivo basso l’hai già provato e conosci il risultato.
Il fai-da-te merita una menzione a parte. È una strada percorribile per un progetto personale o per validare un’idea senza impegno, ma quando il sito rappresenta un’attività il conto si sposta soltanto: si paga in tempo, in limiti tecnici e, quasi sempre, nel doverlo rifare da capo dopo un anno.
Se vuoi vedere che tipo di lavoro c’è dietro un preventivo di fascia diversa, dai un’occhiata ai progetti che abbiamo realizzato.
Domande frequenti sul preventivo per un sito WordPress
Perimetro del progetto con le pagine elencate, tipo di design, chi fornisce i contenuti, funzionalità dettagliate, cosa comprende la SEO, proprietà e accessi alla consegna, costi ricorrenti con importo e cadenza, tempi, numero di revisioni comprese e milestone di pagamento. Se mancano più di tre di queste voci, il documento non è confrontabile con altre offerte.
Perché coprono perimetri diversi. Il preventivo più basso spesso esclude contenuti, configurazione dell’hosting, licenze dei plugin, collaudo e formazione. Quelle voci non spariscono: si spostano su di te o su una fattura successiva. Normalizzando le due offerte sulle stesse voci, la distanza si riduce quasi sempre in modo netto.
Sì, e conviene. Senza un ordine di grandezza il preventivo viene costruito sulle ipotesi di chi lo scrive, che possono essere molto lontane da quello che avevi in mente. Dichiararlo permette di capire subito se ha senso proseguire e di calibrare la proposta su ciò che è realizzabile con quella cifra.
Al cliente, e il preventivo dovrebbe scriverlo. Alla consegna vanno trasferiti dominio intestato a te, accessi amministrativi all’hosting e a WordPress, file e database, e gli account degli strumenti collegati. Diffida delle formule in cui il sito resta operativo solo finché paghi un canone, a meno che la cosa non sia esplicitata e accettata consapevolmente.
Da due a cinque giorni lavorativi dopo una conversazione in cui vengono raccolte le informazioni sul progetto. Un preventivo che arriva in mezz’ora senza domande è un listino, non una proposta costruita sul tuo caso.
Lo è sul perimetro descritto. Se durante il progetto chiedi funzionalità o pagine non previste, il prezzo cambia, ed è normale. Per questo conta che il preventivo elenchi con precisione cosa comprende: è l’unico riferimento per capire quando una richiesta è extra e quando no.
Significa quasi sempre che dopo il lancio non è previsto nessun presidio. Aggiornamenti di WordPress, plugin e PHP, backup e monitoraggio della sicurezza vanno gestiti da qualcuno. Chiedi esplicitamente se è compreso un periodo di assistenza post-lancio e cosa costa il proseguimento.
Conclusione
Un preventivo sito WordPress ben scritto è già una parte del lavoro: se chi lo redige riesce a spiegarti con chiarezza cosa costruirà, cosa resterà tuo e cosa pagherai nel tempo, è ragionevole aspettarsi la stessa chiarezza anche durante il progetto. Se invece il documento è vago, le zone grigie non spariranno da sole, si presenteranno tutte a lavoro iniziato.
Prima di firmare, fai il conto delle dieci voci, riempi le caselle vuote con una cifra realistica e guarda i due totali una seconda volta. Nella maggior parte dei casi la scelta si chiarisce da sola.
Se vuoi un preventivo scritto in questo modo, con il perimetro esplicitato voce per voce e nessuna sorpresa nei costi ricorrenti, raccontaci il progetto: ti diciamo cosa serve davvero e quanto costa. Richiedi il tuo preventivo