Si può creare un sito con l’AI, e in poche ore si ottiene qualcosa di sorprendentemente presentabile. Il problema non è il primo giorno. Il problema è il sesto mese, quando il sito va messo online davvero, deve farsi trovare su Google, deve reggere un aggiornamento, un attacco o un cambio di hosting, e nessuno sa più come è fatto dentro. Questo articolo racconta cosa funziona, dove arriva il conto e come capire prima se conviene.

Lo scrivo da chi usa l’AI ogni giorno nel lavoro, compresi strumenti come Claude Code. Non ho niente contro questi strumenti. Ho molto da dire su chi li usa credendo che sostituiscano le decisioni di progetto.

Creare un sito con l’AI: cosa funziona davvero

Va riconosciuto, altrimenti il resto non sarebbe credibile. L’AI è molto brava a:

  • produrre una bozza grafica e testuale in poco tempo
  • costruire un prototipo da mostrare a un cliente o a un socio
  • scrivere una pagina singola, una landing temporanea, un sito personale senza ambizioni di ranking
  • scrivere parti di codice che uno sviluppatore poi rivede

Se il tuo obiettivo è provare un’idea o avere una pagina di cortesia, può bastare. Se il sito deve portare clienti, la questione cambia, perché un sito aziendale non è una pagina bella: è un sistema che deve essere trovato, caricarsi in fretta, restare sicuro e continuare a funzionare quando cambia qualcosa.

Il primo problema: il linguaggio che l’AI sceglie al posto tuo

Quando chiedi a un assistente di generare un sito, spesso sceglie React. È una scelta comprensibile per chi sviluppa applicazioni, ma per un sito che deve posizionarsi non è neutra.

Una pagina React di default viene costruita nel browser: il server consegna un HTML quasi vuoto e il contenuto compare quando il JavaScript gira. Google sa eseguire JavaScript, ma lo fa in una fase separata: la pagina entra in una coda di rendering e il contenuto viene indicizzato solo dopo. Nella documentazione sul JavaScript SEO, Google stesso continua a raccomandare il rendering lato server o il pre-rendering, anche perché non tutti i bot eseguono JavaScript. Per te questo significa tempi di indicizzazione più lenti e meno margine di errore, e un’incognita in più per i crawler che non rendono la pagina.

Non è che React non possa posizionarsi. Può farlo, ma richiede scelte precise: rendering lato server o generazione statica, gestione dei meta per ogni pagina, URL veri e link standard, sitemap, codici di stato corretti. Sono decisioni da sviluppatore SEO, e un assistente AI le prende solo se sai chiederle. Chi chiede “fammi un sito per il mio studio” non le chiede.

Su un sito vetrina o di servizi, dove l’obiettivo è essere trovati, spesso la scelta più sensata è un’altra: WordPress con un tema sviluppato su misura, dove titoli, meta, schema e struttura sono gestiti in modo maturo e un cliente può modificare i contenuti da solo. È il motivo per cui costruisco i siti così, e lo spiego in perché sviluppo WordPress senza temi predefiniti.

Il secondo problema: la SEO non nasce da sola

Anche con un codice pulito, un sito generato in un pomeriggio raramente porta con sé le basi che servono per posizionarsi:

  • title e meta description diversi per ogni pagina
  • una gerarchia di titoli sensata, con un solo H1
  • URL leggibili e stabili, con redirect quando cambiano
  • sitemap, robots, canonical coerenti
  • immagini ottimizzate, con testo alternativo e peso controllato
  • dati strutturati verificati
  • velocità misurata sui Core Web Vitals, non solo “a occhio”

L’AI può scrivere queste cose se glielo chiedi una per una. Il punto è sapere quali chiedere, e controllare il risultato su Search Console, non fidarsi del fatto che la pagina “sembra” a posto. Su questo la differenza tra un sito che si vede e un sito che si trova è tutta qui. Se vuoi capire cosa ti aspetta sul fronte dei costi, la guida ai costi di un sito WordPress professionale mette i numeri in fila.

Il terzo problema: il deploy, cioè dove vive davvero il sito

È la parte che chi parte da zero scopre per ultima. Un sito generato con l’AI funziona sul tuo computer. Metterlo online richiede di scegliere dove e come, e le due strade principali hanno costi di gestione molto diversi.

Sito React su Cloudflare Workers (o piattaforme simili). È veloce ed economico, ma la configurazione conta. Con le impostazioni tipiche di una single page application, una richiesta a un indirizzo che non esiste restituisce comunque la pagina principale con codice 200, perché è il modo in cui l’app gestisce le rotte. Per Google quelle pagine inesistenti sembrano pagine valide, e questo genera quello che si chiama soft 404. Si risolve, ma devi sapere che esiste. Aggiungi che i contenuti vivono nel codice: ogni modifica a un testo è una modifica al progetto, un nuovo build e un nuovo rilascio. Se chi l’ha creato non c’è più, il sito resta bloccato.

Sito WordPress su hosting PHP. Ha il vantaggio opposto: i contenuti si modificano da un pannello, esistono backup, staging e plugin per la SEO. Ma qui il conto è di un altro tipo. Un tema scritto da un’AI senza revisione può saltare i controlli di sicurezza di base (pulizia degli input, escape dell’output, nonce, controllo dei permessi) e andrebbe verificato riga per riga. E vanno gestiti aggiornamenti, backup, versione di PHP e compatibilità dei plugin.

In entrambi i casi la domanda da farsi è la stessa: chi si occupa di questo sistema quando qualcosa si rompe, e quanto costa quell’ora in cui il sito non funziona?

Il quarto problema: sicurezza e codice che nessuno ha letto

Questo è il punto che mi preoccupa di più. Il codice generato da un modello è plausibile, e questo lo rende pericoloso: funziona, quindi nessuno lo rilegge. Secondo uno studio di Veracode del 2025, in circa il 45% dei compiti di programmazione assegnati a modelli di AI il codice generato introduceva una vulnerabilità. È un dato di un’azienda che vende soluzioni di sicurezza, quindi va letto come un ordine di grandezza e non come una verità assoluta, ma la direzione è chiara.

Aggiungi i problemi tipici di chi fa tutto da solo:

  • chiavi di accesso e password lasciate dentro il codice o nel repository pubblico
  • form senza protezione antispam né controllo dei dati ricevuti
  • dipendenze installate senza guardare cosa contengono e se sono aggiornate
  • database o pannelli lasciati raggiungibili senza protezione

Alcune ricerche hanno trovato migliaia di app generate con AI con dati sensibili esposti online. Esiste anche un caso documentato di un agente AI che ha cancellato un database di produzione durante una sessione di lavoro (lo registra il database OECD sugli incidenti AI). Sono episodi, non la regola, ma mostrano cosa succede quando nessuno supervisiona.

Il quinto problema: la manutenzione, che arriva sempre

Un sito non finisce mai. Cambiano le versioni di PHP e di Node, si rompe un plugin, scade un certificato, il fornitore cambia un prezzo, Google modifica un requisito. Chi ha costruito il sito con l’AI ha spesso un progetto che non ha mai visto davvero, quindi ogni problema si risolve rimettendo tutto in mano all’assistente e sperando che non peggiori le cose.

È lo stesso meccanismo che spiego in sito economico: perché costa di più nel tempo: il risparmio iniziale è reale, la bolletta arriva dopo, sotto forma di manutenzione, correzioni e, alla fine, un rifacimento.

Gli altri costi che non si vedono

  • Accessibilità e conformità. Un sito deve poter essere usato da tutti e rispettare privacy e cookie. Un test commissionato da un’azienda del settore ha trovato problemi di accessibilità in tutti i siti prodotti da cinque strumenti AI. Ricordo che il test è di parte, ma i problemi che descrive sono quelli che vedo di continuo.
  • Proprietà e dipendenza. Se il sito vive dentro una piattaforma di generazione, chiediti se puoi esportare il codice, i contenuti, il dominio. Il dominio deve essere intestato a te.
  • Tempo. Le ore passate a correggere ciò che l’AI ha sbagliato sono ore non spese sul tuo lavoro.

Cinque domande da farti prima di pubblicare

  1. Chi risponde se il sito smette di funzionare di notte?
  2. Il sito si fa trovare su Google, e l’ho verificato in Search Console?
  3. So dove sono salvati backup e credenziali, e posso ripristinare il sito in un’ora?
  4. Qualcuno che capisce di sicurezza ha letto il codice?
  5. Se oggi chi lo ha creato sparisce, posso continuare?

Se la risposta a due o più domande è “non so”, il risparmio iniziale ha già un debito aperto.

Quando conviene usare l’AI e quando affidarsi a uno studio

L’AI ha senso per prototipi, pagine temporanee, bozze di testo e di codice che un professionista poi controlla. Conviene affidarsi a uno studio quando il sito deve generare richieste, vendere o rappresentare un’attività seria, cioè quando un errore ha un costo. In questo caso l’AI è comunque uno strumento che uso io, dentro un processo che comprende progettazione, SEO, test, deploy e manutenzione. Se vuoi capire come lavoro con questi strumenti, trovi un approccio più operativo in come ottimizzare il lavoro su WordPress con AI e ChatGPT. E se stai valutando a chi rivolgerti, freelance o web agency mette a confronto le due strade.

Domande frequenti

Sì, si può ottenere un sito funzionante. La domanda utile è un’altra: quel sito è sicuro, si fa trovare su Google, è mantenibile e lo puoi modificare senza dipendere da chi lo ha generato? Per un prototipo spesso basta, per un sito che deve portare clienti servono verifiche che l’AI non fa da sola.

Può farlo, ma non è automatico. Dipende dalla tecnologia scelta (un sito che rende i contenuti solo nel browser è più fragile), dalla struttura, dai meta, dalla velocità e dai contenuti. Va controllato in Search Console, non dato per scontato.

Va bene se si usa con rendering lato server o generazione statica e con attenzione alla SEO. Come scelta predefinita di un assistente AI, per un sito vetrina che deve posizionarsi, è spesso più complicata del necessario rispetto a un sito WordPress ben costruito.

Dipende da chi lo gestirà. Workers è veloce ed economico ma richiede competenze di sviluppo per ogni modifica. Un hosting WordPress permette di aggiornare i contenuti in autonomia, con backup e plugin SEO, ma richiede aggiornamenti e controlli di sicurezza.

Non per definizione. Il codice generato va rivisto: input, permessi, chiavi di accesso, dipendenze. Chi non ha le competenze per farlo rischia di scoprire il problema solo dopo un incidente.

Sì, e succede spesso. Il lavoro consiste nel valutare cosa si può tenere e cosa conviene rifare, che dipende dalla qualità del codice e dalla struttura. Se vuoi una valutazione, scrivimi.

Conclusione

Creare un sito con l’AI è facile da iniziare, e il suo valore è reale come strumento di velocità. Quello che non si vede subito è tutto ciò che sta intorno: scelta della tecnologia, SEO, deploy, sicurezza, manutenzione. È lì che sta il conto, e di solito arriva quando il sito è già online e conta davvero. Se il tuo sito deve lavorare per la tua attività, parlamene e partiamo dalle tue esigenze: contattami.